LA PIETRA OLLARE 2017-04-03T15:51:18+00:00
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    Comincio con riportare delle informazioni generiche:

    Per alimentarsi in modo sano è necessario cucinare in modo naturale.
    La piastra della salute ricavata da pietra speciale, resistente alle alte temperature, consente la cottura di cibi come: carne, pesce, verdure, ecc.. senza l’aggiunta di sostanze grasse perchè sfrutta i grassi contenuti in tali alimenti/sostanze.
    Con la piastra della salute vengono dunque preparati cibi dal sapore antico, senza grassi che danneggiano la salute.

    Sulla piastra è possibile cucinare qualsiasi tipo di cibo:
    Carne
    Pesce
    Verdure
    Formaggi
    ecc..

    Istruzioni per la preparazione :
    PRIMO UTILIZZO
    1– oliare da ambi i lati la pietra e lasciarla riposare per almeno 24 ore.
    2 – La prima volta che viene scaldata farlo molto gradualmente assicurandosi che il fuoco sia omogeneo su tutta la superficie in modo da evitare dilatazioni diverse che potrebbero causarne la rottura.
    Dopo questo trattamento la pietra è pronta all’uso ma si consiglia di scaldarla sempre lentamente e in maniera omogenea per evitarne spaccature che comunque non ne comprometterebbero l’uso.
    TUTTE LE ALTRE VOLTE
    1 – Scaldare lentamente la pietra a fuoco moderato fino al raggiungimento della massima temperatura (potete controllare il raggiungimento della temperatura massima facendoci cadere sopra una goccia di aceto e questa deve evaporare all’istante)
    2 – Cucinare gli alimenti desiderati senza aggiurgere grassi o oli ma solamente , se a voi piace, le spezie e magari un goccio di vino (per alcuni alimenti)

    Precauzioni:
    Si consiglia, per l’uso su fornelli a gas, di utilizzare il fornello “pesciera” (quello lungo se disponibile) oppure una retina spandifiamma.
    Evitatare nel modo piu’ assoluto sbalzi di temperatura (quindi mai versarci sopra acqua fredda sulla pietra ancora calda)
    MAI lavare la pietra con detersivi di qualsiasi tipo perche’ data la sua natura ne assorbirebbe in gran quantità per poi rilasciarli in fase di cottura.
    Per pulirla utilizzare un panno imbevuto di aceto (meglio quando è ancora calda)
    MAI toccarla a mani nude quando è in temperatura!

    CONSIGLIO : UTILIZZARE UNA PIETRA PER LA CARNE E UNA PER IL PESCE… NON CUOCERE SULLA STESSA PIETRA CARNE E PESCE PERCHE’ ESSENDO POROSA LA PIETRA TENDE A “CATTURARE” I SAPORI E A TRASFERIRLI SUI CIBI COTTI IN SEGUITO

    CURIOSITA’ E FORMAZIONE:
    La pietra ollare o steatite possiede una forza primitiva che si percepisce subito nel momento in cui la si prende in mano. Questo contatto trasmette tranquillità, calore, sentimento. La superficie è di colore grigio, creata dalla natura in centinaia e migliaia di anni possiede la capacità mistica di sopravvivere al fuoco e al gelo.
    All’inizio della storia, 2 miliardi di anni fa, quando non c’erano ancora i dinosauri a popolare la terra, i continenti iniziarono lentamente ad assumere la loro forma attuale, Le piattaforme continentali scontrandosi formarono montagne di enormi dimensioni schiacciando al loro interno rocce ricche di magnesio e talco. Sotto l’influsso di potenti spinte ed alte temperature nacque a molti chilometri di profondità la pietra ollare. Questo processo che si sviluppò in milioni di anni diede alla steatite delle caratteristiche non riproducibili oggi artificialmente.
    Con la nascita della pietra ollare la natura diede all’uomo un materiale eccezzionale sotto il profilo termico adatto alla costruzione di stufe e all’utilizzo come piastre di cottura. Questa materia che si lascia lavorare con facilità ha una conduzione termica pari a 8-10 volte superiore ai materiali refrattari.

    Il suo peso specifico è di circa 2 volte e 1/2 quello dei mattoni refrattari tradizionali e la sua capacità di accumulare il calore è appunto pari a 2 volte e 1/2 a quella del refrattario tradizionale. Conferendogli le caratteristiche che ci servono per mantenere la temperature e resistere al fuoco senza rompersi.
    Composizione:
    – 41% Talco
    – 41% Magnesite
    – 8% Clorite
    Proprietà
    Peso specifico =2’980,00 Kg/m3
    Resistenza alla compressione = 25 MN/m2
    Resistenza a flessione/trazione parallelaa alla stratificazione = 16,8 MN/m2
    Resistenza a flessione/trazione Trasversale alla stratificazione = 15,7 MN/m2
    Dilatazione termica a + 500°C = 0.0017%°C
    Punto di fusione = 1630/1640 °C
    Conduzione termica = 6,4 W/mK

    MSValtellinaMSValtellina
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    I Modelli:

    Pietre per utilizzo in barbecue, in caminetti a legna,oppure da portarsi appresso per pick-nik

    Solo la pietra lavorata e pronta all’utizzo preferita per essere utilizzata su barbeque o focolari gia predisposti, COMUNEMENTE CHIAMATA PIETRA NUDA O PIODA e’ costituita dalla pietra levigate con opportune scanalature atte a trattenere i succhi di cottura. E’ solitamente di spessori uguali o superiori ai 2 cm e non avendo il telaio (al contrario di quelle che cel’anno) se si rompe diventa inutilizzabile.

    Modello Con telaio in ferro Caratterizzato da un telaio che circonda la piastra, la protegge da urti e pressio/flessioni che potrebbero incrinarla e in caso di rottura mantiene unite le perti per continuare ad utilizzare la piastra ugualmente. Il telaio è fornito anche di manici per spostarla quando è calda.

    Modello con telaio in ferro e piedi Uguale al precedente ma con l’aggiunta di piedi ripiegabili i quali garantiscono un appoggio stabile sopra il fuoco a 20 cm di altezza.

    Modelli speciali da portata e per ristorazione

    – Con base legno
    – Con sottostanti fornelletti ad alcol o a gel

    Modelli per cottura su gas con opportuno spargifiamma

    – Con telaio in acciaio
    – Con telaio in rame (la versione tonda è la mia preferita 😉

    STORIA in valtellina-valmalenco e valchiavenna

    La lavorazione della pietra ollare in Valtellina e Valchiavenna risale all’età del ferro come testimoniato dai numerosi reperti archeologici ritrovati nel corso degli anni. Particolarmente sviluppata in Val Bregaglia e Valmalenco, la sua lavorazione ha da sempre rappresentato un’importante fonte di reddito grazie alla posizione felice delle due valli; infatti, essendo la Valtellina zona di passaggio, non mancavano certo le occasioni per vendere i manufatti prodotti dagli abili artigiani ai viandanti. Solitamente poste nelle immeditate vicinanze di fiumi e sentieri le prime cave di pietra ollare erano a “cielo aperto”; successivamente vennero abbandonate in favore di cave scavate nelle profondità delle montagne.
    L’estrazione della pietra fino al 1960 avveniva con metodi artigianali basati sull’utilizzo di punte e piccone manovrati dalle abili mani dei “lavegiat” o “lavegè”. Era inoltre praticabile solo nei mesi invernali in quanto dalla primavera all’autunno le cave venivano invase dall’acqua; si trattava quindi un lavoro non privo di sacrifici. Si procedeva all’estrazione di blocchi, detti “ciapun”, aventi un peso di oltre mezzo quintale che, a dorso d’uomo o tramite l’ausilio di slitte, ove possibile, venivano trasportati presso un tornio per procedere alla loro lavorazione. Oggi, con l’introduzione dell’energia elettrica l’intera operazione di estrazione, trasporto e lavorazione avviene con moderni mezzi meccanici.

    Numerosi sono i manufatti che se ne ricavano tra i quali i più conosciuti sono sicuramente i “lavec“: si tratta di pentole che consentono di cucinare i cibi lentamente grazie alla loro capacità di mantenere il calore durante e dopo la cottura. Gli si attribuisce spesso anche la funzione di neutralizzare, tramite il loro assorbimento, gli eventuali veleni presenti nella pietanza che si sta cucinando. Altro recipiente prodotto è il “furagn”: si tratta di una ciotola con coperchio adibita alla conservazione dei cibi in sostituzione del frigorifero.

    Altre notizie piu’ tardi 😉

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